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Morte e resurrezione di un sistema di dadi innovativo (o: perché non sono stato più attento in classe?)

Alla fine del primo Diario di Sviluppo ho elencato i tre principi che stiamo seguendo per scrivere il MONAD System (il sistema su cui Nostalgia si basa e nelle nostre intenzioni un sistema universale adattabile ad altre ambientazioni).

Il secondo di questi principi recita:

  • Vogliamo un gioco dove la gestione delle risorse sia importante tanto quanto la fortuna. Questa particolarità ci permette di dare al gioco un ritmo particolare, senza sacrificare l’eccitazione probabilistica derivante dal tirare i dadi.

Quando parliamo di “tirare i dadi”, il mondo dei giochi di ruolo offre una serie di sistemi pre-esistenti, la maggior parte dei quali perfettamente funzionali allo scopo. Alcuni sono eccellenti, mentre altri (per esempio quelli legati al vecchio World of Darkness) hanno a volte dei significativi problemi di design quando si vanno a guardare le distribuzioni matematiche delle probabilità e altre cosette del genere.

La matematica, sfortunatamente, è qualcosa di cui non si può fare a meno durante lo sviluppo di un nuovo sistema; ignorare la probabilità di ottenere certi risultati significa spesso morte certa per il bilanciamento di gioco.

Quando ho iniziato a scrivere le regole e come i dadi si sarebbero dovuti inserire nel sistema, credevo di aver trovato la soluzione perfetta: dadi speciali, chiamati Dadi MONAD, che utilizzavano una meccanica che personalmente non avevo mai incontrato in precedenza.

Gli originali Dadi MONAD, dipinti da me

Prima di continuare facciamo un piccolo passo indietro. Alle superiori, la maggior parte delle mie lezioni di Statistica se ne sono andate fra la noia cosmica e la lettura sottobanco di un qualche libro fantasy. Sebbene possa far ricadere la colpa quasi completamente sul mio insegnante dell’epoca, incapace di comunicarmi perché mai avrei dovuto interessarmi di sommatorie composte, teoria dei giochi e roba simile, anni dopo mi ritrovo nella situazione di maledire la mia distrazione cronica.

Federico Scattolin, un amico ingegnere decisamente più sveglio di me, mi ha infatti recentemente fatto notare un problema sistemico nella distribuzione probabilistica dei MONAD Dice originali. Le miei iniziali proteste non sono durate molto: matematicamente, c’è qualcosa di sbagliato.

Dopo aver simulato il sistema originali e alcune varianti, siamo stati in grado di “provare scientificamente” che mentre la probabilità di “successo” rimane stabile, indipendentemente dal numero di dadi utilizzati (anzi, in alcuni casi sale e scende come una sinusoide), la probabilità di ottenere risultati “neutri” o “fallimenti” mostra problemi diversi ma ugualmente non trascurabili. Messo di fronte all’evidenza, non ho potuto far latro che gettare quel design dalla finestra.

Questi nuovi sviluppi mi hanno talmente infastidito che ho deciso di passare la nottata in bianco, cercando di trovare un sistema alternativo (s’è trattato, se volete, del mio momento “Beautiful Mind”). Alle prime luci dell’alba avevo in mano due alternative, immediatamente sottoposte al mio gruppo di playtester. Funzionavano entrambe, ma un po’ dell’eleganza della soluzione originale s’era persa per strada.

Alcune ore dopo accadde però l’impossibile: con un singolo messaggio su WhatsApp, Federico m’ha consegnato la risposta che andavo cercando, una soluzione semplice e perfetta che c’era semplicemente sfuggita in precedenza.

Quello che è poi diventato il “nuovo” sistema di Dadi MONAD era elegante, originale, semplice da capire e richiedeva di tirare meno dadi, cioè tutto quello che desideravo da un sistema di dadi.

È ancora presto per spiegarne i dettagli, ma non appena lo vedrete ne apprezzerete la bellezza minimale.

Quando si dice il colpo di genio!